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lunedì 27 aprile 2015

NON AUTOSUFFICIENZA, LA REGIONE PIEMONTE RICORRE AL CONSIGLIO DI STATO

fonte superabile.it

Un nuovo colpo di scena, in quella che in Piemonte sta ormai diventando una storia infinita. Dopo due mesi di relativa calma sul fronte delle non-autosufficienze, la Regione ha appena annunciato di essere sul punto di rivolgersi al Consiglio di stato, per ricorrere contro la sentenza con cui, alla fine del gennaio scorso, il Tar ha annullato le delibere regionali 26/2013 e 5/2014. Con le quali la ex giunta Cota (Lega nord) aveva stabilito che le prestazioni domiciliari per disabili e non autosufficienti non andassero più inquadrate nella legge sui Livelli essenziali d'assistenza (lea): la Regione, dunque, non era più tenuta a rimborsare i costi sostenuti per badanti o assistenti domestici dalle famiglie piemontesi; le quali avrebbero dovuto rivolgersi direttamente ai consorzi socio-assistenziali, e dunque ai Comuni. Che dal canto loro lamentavano l'impossibilità a far fronte, data la desolante mancanza di liquidi nelle casse comunali.
Uno stallo che avevano mandato nel panico le famiglie dei non autosufficienti piemontesi, mentre le associazioni continuavano il loro pressing sulla nuova giunta Chiamparino; la quale, dopo aver criticato duramente le disposizioni dell'amministrazione Cota dai banchi dell'opposizione, era diventata di colpo possibilista sull'eventualità di mantenerle in vigore.  Così, a inizio anno, proprio mentre le prime 300 famiglie erano sul punto di perdere i cosiddetti assegni di cura, il Tar aveva accolto il ricorso presentato dal Coordinamento sanità e assistenza (Csa), raggruppamento di associazioni regionali attive sul tema delle non autosufficienze. Con l'annullamento delle delibere, una querelle andata avanti per oltre un anno sembrava giunta a conclusione: finché, durante l'ultima riunione di giunta, gli assessori Antonio Saitta (Sanità) e Augusto Ferrari (Welfare) hanno annunciato il ricorso al consiglio di Stato. Una decisione "tecnica, - dichiarano i due in una nota congiunta -  imposta dal Ministero dell'Economia per poter mantenere la strada dell'uscita dal piano di rientro dal debito sanitario".
La brutta notizia sarebbe però bilanciata dall'incremento di 15 milioni del fondo regionale per le non autosufficienze, che dovrebbe passare ora da 265 a 280 milioni di euro. Con quei soldi, Saitta e Ferrari hanno in mente di realizzare un nuovo sistema di cure domiciliari: una "filiera integrata di servizi" con la quale il cittadino, "dopo essere stato dichiarato non autosufficiente dalla propria Asl verrà messo nelle condizioni di scegliere il servizio per sé più adeguato, dando priorità alla domiciliarità, le cui prestazioni vengono incrementate e messe alla pari di quelle garantite dal trasferimento in una residenza sanitaria". In questo modo, secondo i due assessori, "l'assegno di cura diventa una vera alternativa al ricovero nelle strutture sanitarie assistenziali".
Uno scenario che però non convince le associazioni e i consorzi assistenziali che si occupano di diritti e servizi per i non autosufficienti; che in una nota rimarcano come negli ultimi due anni, per effetto delle delibere contestate, le liste d'attesa per i non autosufficienti, peraltro già dichiarate illegittime dal Tar nel 2013, siano cresciute fino a sfondare la soglia delle 32mila persone. Ancora una volta, primo a fronteggiare l'amministrazione è stato il Csa: in una lettera aperta che verrà distribuita la prossima settimana sotto la sede del Consiglio regionale, i portavoce del Coordinamento rimarcano il cambio di passo della giunta Chiamparino, "che fino a ieri criticava in modo netto, denunciandone l'illegittimità e richiedendo le dimissioni dell'allora Assessore alla sanità, gli stessi provvedimenti per salvare i quali ora annuncia il ricorso al Consiglio di Stato".
Secondo i portavoce dell'organizzazione, le pressioni che la regione starebbe ricevendo dal ministero dell'Economia sarebbero pretestuose, perché non potrebbero in realtà "intaccare la responsabilità e libertà delle scelte politiche della regione Piemonte". "Se la regione confermerà la decisione di ricorrere al Consiglio di Stato - chiosano dal Coordinamento - dimostrerà di non seguire la via tracciata dalla Costituzione e dalla legge della cura delle persone malate più deboli, ma quella dell'eugenetica sociale, cioè della selezione e dell'abbandono fino alla morte di persone con gravissime malattie o carenze di salute, "giustificata" da motivi di carattere economico".

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